Caduta dei capelli o perdita: la differenza importante
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Se hai notato più capelli del solito sul cuscino, nello scarico della doccia o nella spazzola, la prima domanda a cui vale la pena rispondere non è quanti ne stai perdendo, ma cosa ne sta causando la caduta. La caduta dei capelli e la perdita di capelli descrivono due processi diversi, e distinguerli è importante perché la risposta giusta dipende da quale dei due ti riguarda. La caduta si verifica quando un capello che ha già terminato la fase di crescita si stacca e cade per lasciare spazio a uno nuovo; è una parte normale e continua del ciclo del capello, e la maggior parte di ciò che si nota rientra in questa categoria. La perdita di capelli è diversa: significa che un numero minore di follicoli produce capelli, oppure che i capelli che producono ricrescono ogni volta più sottili; non si risolve da sola come avviene con la caduta. Il resto dell'articolo ti offre un metodo pratico per capire in quale delle due categorie rientra ciò che stai osservando, basandoti sulla tempistica, sullo schema e su come si comportano i capelli nell'arco di diversi mesi, anziché su un singolo conteggio.
- Perdere da 50 a 150 capelli al giorno rientra nell'intervallo considerato normale dai dermatologi, perché una parte degli oltre 100.000 follicoli del cuoio capelluto termina costantemente la fase di riposo.
- La caduta eccessiva (effluvio telogenico) di solito diventa evidente da due a tre mesi dopo un fattore scatenante identificabile, come una malattia, una febbre alta, un intervento chirurgico, un'importante perdita di peso, il parto o un periodo di forte stress, e tende a risolversi in circa sei-nove mesi, man mano che il ciclo si ristabilisce.
- La perdita progressiva con diradamento a pattern si sviluppa gradualmente nell'arco di anni, segue una zona specifica, come il vertice, l'attaccatura, le tempie o una riga che si allarga, anziché distribuirsi uniformemente; inoltre, i capelli che ricrescono in quella zona sono visibilmente più sottili di quelli caduti.
- I due fenomeni non si escludono sempre a vicenda, e un cambiamento improvviso, a chiazze o accompagnato da sintomi non rientra in nessuno dei due schemi: è un motivo per rivolgersi a un dermatologo anziché tentare un'autodiagnosi.
Quando la caduta dei capelli è normale
Ogni capello del cuoio capelluto attraversa tre fasi: anni di crescita attiva (anagen), una breve fase di transizione della durata di alcune settimane (catagen) e poi una fase di riposo (telogen) che dura da due a quattro mesi, prima che il capello si stacchi e cada (fonte: Cleveland Clinic). Poiché il cuoio capelluto ospita ben oltre 100.000 follicoli, ogni giorno alcuni di essi terminano la fase di riposo; quindi, la caduta dei capelli di per sé non è un segnale che qualcosa non va. L'American Academy of Dermatology indica che la caduta giornaliera normale è di 50-100 capelli, mentre la Cleveland Clinic propone un intervallo leggermente più ampio, da 50 a 150 (fonte: American Academy of Dermatology). Se ciò che osservi rientra in questo intervallo e il volume complessivo dei capelli non è cambiato, con ogni probabilità si tratta del normale ricambio e non di uno dei due schemi descritti di seguito.
Come si manifesta l'effluvio telogenico (caduta eccessiva)
Effluvio telogenico è il termine medico per indicare una caduta che supera i livelli di base. Si verifica quando un fattore di stress spinge contemporaneamente un numero insolitamente elevato di capelli nella fase di riposo, così che alcuni mesi dopo ne cadono insieme più del solito. Tra i fattori scatenanti più comuni ci sono febbre alta, interventi chirurgici, perdere più di circa 20 libbre, il parto, un periodo di forte stress psicologico o la sospensione di alcuni farmaci, compresi i contraccettivi (fonte: American Academy of Dermatology). Il ritardo è l'aspetto che sfugge alla maggior parte delle persone: dato il tempo che il capello trascorre nella fase di riposo prima di staccarsi, la caduta di solito compare da due a tre mesi dopo l'evento che l'ha provocata, anziché subito; per questo è facile non collegare le due cose. È anche diffusa, cioè distribuita in modo abbastanza uniforme su tutto il cuoio capelluto invece di concentrarsi in un'unica zona, e non provoca chiazze calve (fonte: Stony Brook Medicine). Nella maggior parte dei casi si risolve in circa sei-nove mesi, man mano che il ciclo si ristabilisce, anche se si tratta di una tempistica tipica e non di una garanzia per ogni caso.
Se questa descrizione corrisponde a ciò che stai osservando, l'effluvio telogenico e le differenze rispetto alla perdita con diradamento a pattern approfondisce la condizione, mentre la durata tipica dell'effluvio telogenico illustra più nel dettaglio i tempi di recupero.
Come si manifesta invece la perdita progressiva con diradamento a pattern
La perdita di capelli con diradamento a pattern, nota in medicina come alopecia androgenetica, segue tempi diversi e si manifesta in zone differenti. Anziché essere riconducibile a un singolo evento, si sviluppa gradualmente nell'arco di anni e, invece di attenuarsi, continua a progredire se non cambia qualcosa (fonte: American Academy of Dermatology). È inoltre localizzata, anziché diffusa: nelle donne, il pattern più frequente è una riga che si allarga e il diradamento alle tempie, mentre negli uomini sono più tipici l'arretramento dell'attaccatura e il diradamento al vertice. Un altro elemento distintivo è ciò che accade ai capelli. Le ricerche sulla condizione descrivono una progressiva miniaturizzazione dei follicoli interessati a ogni ciclo di crescita, un cambiamento graduale e progressivo, non improvviso (fonte: PMC). In pratica, i capelli che ricrescono in una zona interessata appaiono e si sentono più sottili di quelli caduti, ciclo dopo ciclo, anziché limitarsi a essere meno numerosi ma dello stesso spessore.
Per approfondire il meccanismo alla base di questo processo di miniaturizzazione, che cos'è davvero l'alopecia androgenetica offre maggiori dettagli.
Un metodo pratico per capire quale dei due fenomeni ti riguarda
Mettere a confronto questi due schemi ti permette di fare tre verifiche utili prima di decidere quale ti riguarda.
Inizia dalla tempistica. Riesci a ricondurre ciò che osservi a qualcosa che è successo circa due o tre mesi prima? Da allora la situazione si è attenuata invece di peggiorare? Questa combinazione fa pensare alla caduta. La perdita con diradamento a pattern non segue questo schema: non ha un singolo evento d'inizio a cui ricondurla e non si attenua da sola.
Poi osserva dove si verifica. La caduta è distribuita uniformemente su tutto il cuoio capelluto, quindi ci si aspetta di trovare più capelli ovunque, anziché in una sola zona. La perdita con diradamento a pattern è localizzata: una riga che continua ad allargarsi, le tempie che arretrano o un vertice visibilmente più diradato rispetto al resto del cuoio capelluto indicano il secondo schema, non il primo.
Infine, osserva i capelli stessi, non solo quanti ne perdi. Se la ricrescita nello stesso punto appare e si sente progressivamente più sottile nell'arco di diversi cicli, invece di essere simile ai capelli caduti, si tratta del pattern di miniaturizzazione descritto sopra, non di una normale caduta. Un delicato test di trazione, tirando una piccola ciocca di capelli asciutti, fornisce un ulteriore indizio orientativo: che ne venga via uno o due è normale, mentre se ne viene via una piccola manciata tutta insieme è opportuno farsi controllare, anche se resta un indizio di supporto e non costituisce una diagnosi da solo (fonte: Cleveland Clinic).
Se la verifica del pattern fa pensare a una perdita con diradamento a pattern, l'elenco completo dei segnali descrive più nel dettaglio come si manifesta.
Quando possono esserci entrambi i fenomeni
I due schemi non si escludono sempre a vicenda. Chi soffre di una perdita con diradamento a pattern di base, progredita lentamente per anni, può anche attraversare un periodo stressante, ammalarsi o cambiare farmaco, innescando così un effluvio telogenico temporaneo in aggiunta; la fase di caduta può far sembrare il diradamento sottostante più improvviso e marcato di quanto non sia in realtà. Se stai già usando minoxidil, vale la pena conoscere anche una situazione correlata: iniziare a usarlo può causare un aumento temporaneo della caduta nelle prime due-otto settimane, prima che cominci a favorire la ricrescita; interromperlo porta a perdere, nell'arco di circa tre-quattro mesi, i capelli la cui crescita aveva favorito (fonte: American Academy of Dermatology). Si tratta di un pattern distinto, legato al farmaco, diverso da entrambi quelli descritti sopra; vale la pena escluderlo prima di concludere che un trattamento abbia smesso di funzionare.
Quando rivolgersi a un dermatologo
Non tutto rientra facilmente nella caduta o nella perdita con diradamento a pattern, e alcune manifestazioni richiedono una valutazione professionale, indipendentemente dalla categoria in cui altrimenti le collocheresti. Una perdita improvvisa a chiazze, la formazione di cicatrici, dolore o arrossamento del cuoio capelluto, oppure una caduta accompagnata da altri sintomi nuovi non rientrano nei due schemi descritti qui e meritano una valutazione diretta. Un dermatologo può esaminare il cuoio capelluto di persona e, quando è utile, avvalersi di strumenti come un tricogramma o una biopsia del cuoio capelluto, che permettono di andare oltre qualsiasi autovalutazione. È inoltre opportuno farsi visitare se la caduta continua a essere intensa ben oltre i nove mesi o se il pattern che hai individuato continua a progredire nonostante le verifiche descritte sopra, anziché aspettare di vedere se si risolve da solo.
Una volta capito in quale categoria rientra ciò che osservi, il passo successivo più utile dipende da questo, non da un singolo prodotto. Se la tempistica e la distribuzione indicano una normale caduta e preferisci non iniziare un farmaco mentre aspetti di vedere se si risolve, il Siero alla Caffeina per il Cuoio Capelluto è pensato per l'uso quotidiano senza minoxidil, anche se i suoi principi attivi si collocano diversi gradini più in basso del minoxidil nella scala delle evidenze e non è un trattamento per la perdita con diradamento a pattern. Se invece il pattern indica un diradamento progressivo e localizzato, il Minoxidil Soluzione Topica, 5% è l'unica opzione di questa gamma supportata da solide evidenze di ricrescita, anche se il suo uso approvato riguarda specificamente la ricrescita al vertice, cioè nella zona della corona, negli uomini. L'arretramento dell'attaccatura o delle tempie e l'uso da parte delle donne non rientrano nell'uso approvato; alcune persone scelgono comunque questo uso off-label, ma si tratta di una questione diversa da quella relativa all'uso indicato in etichetta. Prima di iniziare, è quindi opportuno discutere il proprio pattern specifico con un dermatologo, anziché dare per scontato che il prodotto sia approvato per quel caso.
